La revisione del 1903
La revisione del 1903
La revisione del 1903 | Revisioni della CFW - Standards di Westminster
Che cosa fu. È la revisione più ampia di tutte, e l'unica che non si limita a sopprimere. La fece nel 1903 la Chiesa Presbiteriana del nord degli Stati Uniti, dopo anni di dibattito: il movimento a favore della revisione della Confessione era cominciato verso il 1889, e un primo progetto fu sconfitto nel 1893. Oltre alle due soppressioni già viste (il giuramento, nel capitolo XXII, e l'Anticristo, nel XXV), cambiò un paragrafo sulle buone opere, aggiunse due capitoli interi e approvò una Dichiarazione. Tre anni dopo, nel 1906, si unì ad essa la maggior parte della Chiesa Presbiteriana di Cumberland, di dottrina arminiana.
Capitolo XVI, paragrafo VII (1647):
Le opere compiute da persone non rigenerate, sebbene per la materia possano essere cose che Dio comanda,
e di buon uso per sé stessi e per altri;
tuttavia, poiché non procedono da un cuore purificato dalla fede,
né sono fatte in modo giusto secondo la Parola, né per un giusto fine, la gloria di Dio,
sono perciò peccaminose e non possono piacere a Dio, né rendere un uomo idoneo a ricevere la grazia di Dio;
e tuttavia il loro trascurarle è ancora più peccaminoso e dispiacevole a Dio.
1. Le opere dei non rigenerati. Nel testo del 1903, dove l'originale diceva che quelle opere sono «di buon uso per sé stessi e per altri», si legge che sono «in sé stesse lodevoli e utili»; e dove diceva che sono «peccaminose e non possono piacere a Dio», si legge che «restano al di sotto di ciò che Dio richiede, e non rendono alcun uomo idoneo a ricevere la grazia di Dio». La parola «peccaminose» scompare.
2. Due capitoli nuovi. Furono aggiunti alla fine un capitolo XXXIV, «Dello Spirito Santo», e un capitolo XXXV, «Del vangelo dell'amore di Dio e delle missioni». Quest'ultimo afferma che Dio ha provveduto in Cristo una via di salvezza «sufficiente per tutta la perduta stirpe dell'uomo e ad essa adatta», che la offre liberamente a tutti, e che nel vangelo dichiara «il suo amore per il mondo e il suo desiderio che tutti gli uomini siano salvati». Nessuno dei due capitoli menziona l'elezione.
3. La Dichiarazione. Risponde, secondo le sue stesse parole, al desiderio che la chiesa «sconfessi certe inferenze» tratte dalla Confessione. Dichiara due cose. Sul capitolo III (il decreto eterno di Dio): che quella dottrina è sostenuta «in armonia con la dottrina del suo amore per tutta l'umanità» e del dono del suo Figlio «come propiziazione per i peccati del mondo intero»; che il suo decreto «non impedisce ad alcuno di accettare» l'offerta del vangelo, e che nessuno è condannato se non per il suo peccato. E sul capitolo X, paragrafo III (che parla dei «bambini eletti, che muoiono nell'infanzia»): che non lo si deve intendere come se alcuno di coloro che muoiono nell'infanzia andasse perduto, perché «tutti coloro che muoiono nell'infanzia sono inclusi nell'elezione di grazia».
Perché. Qui i motivi sono invece documentati. Molti presbiteriani della fine del XIX secolo ritenevano ormai antiquato il rigore della Confessione, soprattutto riguardo alla predestinazione, e chiedevano di adeguarla, come si disse allora, alla superiore conoscenza dei tempi. A ciò si aggiunse il proposito di unirsi con i presbiteriani di Cumberland, la cui chiesa era stata fondata nel 1810 da ministri che respingevano l'elezione e la riprovazione così come le insegna la Confessione: le aggiunte del 1903 spianarono la strada.
Che cosa mostra questo cambiamento. Qui non si tratta più delle idee del secolo sullo Stato o sulla coscienza,
ma del liberalismo teologico propriamente detto, e conviene fare attenzione al suo metodo, perché esso non nega nulla.
Quasi tutto ciò che la Dichiarazione afferma è vero, e si può trovare nella Confessione stessa:
che la salvezza è offerta liberamente ai peccatori (capitolo VII) e che i reprobi sono condannati «per il loro peccato» (capitolo III).
Il nuovo non è ciò che dice, ma a quale scopo lo dice: per tranquillizzare coloro che non credevano più il capitolo III,
dichiarandolo «in armonia» con qualcos'altro finché cessi di dire ciò che diceva.
I capitoli aggiunti fanno lo stesso per omissione: parlano dello Spirito e del vangelo in un linguaggio biblico
nel quale trova posto tanto un calvinista quanto un arminiano.
E nel caso dei bambini, la Dichiarazione decide ciò che l'Assemblea, con piena intenzione, aveva lasciato indeciso.
I presbiteriani conservatori lo intesero così. Gresham Machen chiamò queste aggiunte «emendamenti di compromesso» e una calamità;
la Chiesa Presbiteriana Ortodossa le respinse al momento di costituirsi nel 1936, e la Chiesa Presbiteriana in America fece lo stesso nel 1973.
È l'unico punto di tutto questo percorso in cui qualcuno disfece un cambiamento già fatto.