Della predicazione della Parola
Della predicazione della Parola
Direttorio per il culto pubblico dell'Assemblea di Westminster (1645), con audio e PDF gratuito: guida completa al culto pubblico riformato
La PREDICAZIONE della Parola, essendo il potere di Dio per la salvezza, e una delle opere più grandi ed eccellenti che appartengono al ministero del vangelo, deve essere svolta in modo tale che l'operaio non abbia di che vergognarsi, ma possa salvare sé stesso e coloro che lo ascoltano.
Si presuppone (secondo le regole dell'ordinazione) che il ministro di Cristo sia in una certa misura dotato per un servizio tanto importante, per la sua abilità nelle lingue originali, e nelle arti e scienze ausiliarie della teologia; per la sua conoscenza di tutto il corpo della teologia, ma soprattutto delle Sacre Scritture, avendo i propri sensi e il proprio cuore esercitati in esse più della classe comune dei credenti; e per l'illuminazione dello Spirito di Dio, e altri doni di edificazione, che (insieme alla lettura e allo studio della Parola) deve continuare a cercare mediante la preghiera e un cuore umile, risolvendo di ammettere e ricevere qualsiasi verità non ancora raggiunta, non appena Dio gliela faccia conoscere. Tutto ciò deve sfruttare e migliorare nei suoi preparativi privati, prima di esporre in pubblico ciò che ha disposto.
Di regola, l'argomento del suo sermone deve essere qualche testo della Scrittura, che esponga qualche principio o fondamento della religione, o che sia adatto a qualche speciale occasione emergente; oppure può proseguire con qualche capitolo, salmo o libro della Sacra Scrittura, secondo quanto ritenga conveniente.
Che l'introduzione al suo testo sia breve e perspicua, tratta dal testo stesso, o dal contesto, o da qualche luogo parallelo, o da una frase generale della Scrittura.
Se il testo è lungo (come talvolta deve essere nelle storie o parabole), dia un breve riassunto di esso; se è breve, una parafrasi dello stesso, se necessario: in entrambi i casi, guardi diligentemente la portata del testo, e indichi i principali capi e fondamenti della dottrina che ne deve trarre.
Nell'analizzare e dividere il suo testo, deve tener conto più dell'ordine della materia che di quello delle parole, e non caricare fin dall'inizio la memoria degli ascoltatori con troppi membri di divisione, né disturbare le loro menti con oscuri termini tecnici.
Nel proporre le dottrine del testo, la sua cura deve essere, in primo luogo, che l'argomento sia la verità di Dio. In secondo luogo, che sia una verità contenuta nel testo o su di esso fondata, affinché gli ascoltatori possano discernere come Dio la insegni a partire da esso. In terzo luogo, che insista principalmente sulle dottrine a cui il testo si riferisce principalmente, e che faccia quanto più possibile per l'edificazione degli ascoltatori.
La dottrina deve essere espressa in termini chiari; o, se qualcosa in essa necessita di spiegazione, deve essere chiarita, e anche la conseguenza dal testo deve essere resa evidente. I luoghi paralleli della Scrittura che confermano la dottrina devono essere piuttosto chiari e pertinenti, che numerosi, e (se necessario) alquanto insistiti, e applicati allo scopo in questione.
Gli argomenti o le ragioni devono essere solidi e, per quanto possibile, convincenti. Le illustrazioni, di qualunque tipo siano, devono essere piene di luce, e tali da poter trasmettere la verità nel cuore dell'ascoltatore con diletto spirituale.
Se sembra sorgere qualche evidente dubbio dalla Scrittura, dalla ragione o dal pregiudizio degli ascoltatori, è assai necessario rimuoverlo, conciliando le apparenti differenze, rispondendo alle ragioni e scoprendo ed eliminando le cause del pregiudizio e dell'errore. Del resto, non conviene trattenere gli ascoltatori con l'esposizione o la risposta a vane o perverse cavillazioni, che, essendo interminabili, la loro esposizione e risposta ostacolano più che promuovere l'edificazione.
Non deve fermarsi alla dottrina generale, per quanto essa non sia mai sufficientemente chiarita e confermata, ma condurla a un uso specifico, applicandola ai suoi ascoltatori: il che, sebbene risulti per lui un'opera di grande difficoltà, che richiede molta prudenza, zelo e meditazione, e che per l'uomo naturale e corrotto sarà assai sgradita; tuttavia deve procurare di compierla in modo tale, che i suoi ascoltatori sentano che la Parola di Dio è efficace e potente, e che discerne i pensieri e le intenzioni del cuore; e che, se è presente qualche incredulo o ignorante, gli si manifestino i segreti del proprio cuore, e dia gloria a Dio.
Nell'uso dell'istruzione o dell'informazione sulla conoscenza di qualche verità, che sia conseguenza della sua dottrina, può (quando sia conveniente) confermarla con alcuni argomenti solidi tratti dal testo in questione, e da altri luoghi della scrittura, o dalla natura di quel luogo comune nella teologia, di cui quella verità è un ramo.
Nel confutare le false dottrine, non deve risuscitare una vecchia eresia dalla tomba, né menzionare inutilmente un'opinione blasfema; ma, se il popolo è in pericolo di qualche errore, deve confutarlo solidamente, e cercare di soddisfare i loro giudizi e le loro coscienze contro ogni obiezione.
Nell'esortare ai doveri, deve anche insegnare, secondo quanto ritenga opportuno, i mezzi che aiutano ad adempierli.
Nell'esortazione, nella riprensione e nell'ammonizione pubblica (che richiedono una sapienza speciale), non deve solo scoprire la natura e la grandezza del peccato, con la miseria che lo accompagna, ma anche mostrare il pericolo in cui i suoi ascoltatori si trovano di esserne colti e sorpresi, insieme ai rimedi e al modo migliore per evitarlo.
Nell'applicare la consolazione, sia essa generale contro ogni tentazione, sia particolare contro alcuni problemi o terrori specifici, deve rispondere con cura alle obiezioni che un cuore turbato e uno spirito afflitto possano suggerire in senso contrario. È anche necessario talvolta dare alcuni segni di prova, (il che è assai proficuo, specialmente quando è compiuto da ministri capaci ed esperti, con circospezione e prudenza, e i segni chiaramente fondati sulla Sacra Scrittura) mediante i quali gli ascoltatori possano esaminare sé stessi se hanno raggiunto quelle grazie, e compiuto quei doveri, ai quali egli esorta, oppure sono colpevoli del peccato ripreso, e sono in pericolo dei giudizi minacciati, oppure sono coloro a cui appartengono le consolazioni proposte; affinché, di conseguenza, possano essere ravvivati e stimolati al dovere, umiliati per le proprie mancanze e peccati, colpiti dal proprio pericolo e fortificati con la consolazione, secondo quanto richieda la loro condizione, essendo esaminati.
E, poiché non deve necessariamente proseguire con ogni dottrina che si trova nel suo testo, è prudente che scelga gli usi che, per la sua residenza e conversazione con il proprio gregge, trovi più necessari e opportuni; e, fra questi, quelli che possono maggiormente attrarre le loro anime a Cristo, la fonte di luce, santità e consolazione.
Questo metodo non è prescritto come necessario per tutti gli uomini, o su tutti i testi; ma è soltanto raccomandato, per essersi trovato per esperienza che è assai benedetto da Dio, e assai utile per l'intelletto e la memoria della gente.
Ma il servo di Cristo, qualunque sia il suo metodo, deve svolgere tutto il suo ministero:
1. Con dolore, non facendo l'opera del Signore con negligenza.
2. Chiaramente, affinché anche i più semplici possano comprendere; consegnando la verità non con le parole seducenti della sapienza umana, ma con la dimostrazione dello Spirito e del potere, affinché la croce di Cristo non resti senza effetto; astenendosi anche da un uso inutile di lingue sconosciute, frasi strane e cadenze di suoni e parole; citando con moderazione frasi di scrittori ecclesiastici o di altri autori umani, antichi o moderni, per quanto eleganti possano essere.
3. Con fedeltà, guardando all'onore di Cristo, alla conversione, edificazione e salvezza del popolo, non al proprio guadagno o gloria; non trattenendo nulla che possa promuovere quei santi fini, dando a ciascuno la propria porzione, e avendo un rispetto imparziale verso tutti, senza trascurare i più umili, né risparmiare i più grandi, nei loro peccati.
4. Sapientemente, formulando tutte le sue dottrine, esortazioni, e specialmente le sue riprensioni, nel modo che possa maggiormente prevalere; mostrando tutto il rispetto dovuto alla persona e al luogo di ciascuno, e non mescolandovi la propria passione o amarezza.
5. Gravemente, come conviene alla Parola di Dio; evitando ogni gesto, voce ed espressione che possano dare occasione alle corruzioni degli uomini di disprezzare lui e il suo ministero.
6. Con affetto amorevole, affinché la gente veda che tutto proviene dal suo pio zelo, e dal suo sincero desiderio di far loro del bene. E,
7. Come ammaestrato da Dio, e persuaso nel proprio cuore, che tutto ciò che insegna è la verità di Cristo; e camminando dinanzi al proprio gregge, come un esempio per esso in ciò; raccomandando seriamente, sia in privato sia in pubblico, le proprie fatiche alla benedizione di Dio, e vigilando su sé stesso, e sul gregge di cui il Signore lo ha fatto sorvegliante: Così la dottrina della verità si conserverà incorrotta, molte anime si convertiranno e saranno edificate, ed egli stesso riceverà molteplici consolazioni dalle sue fatiche già in questa vita, e poi la corona di gloria che gli sarà riservata nel mondo a venire.
Quando in una congregazione vi sono più ministri di uno, e questi hanno doni diversi, ciascuno può dedicarsi più specialmente alla dottrina o all'esortazione, secondo il dono in cui più eccelle, e secondo quanto concordino fra loro.