Caricamento

Della visita agli ammalati

Della visita agli ammalati

Direttorio per il culto pubblico dell'Assemblea di Westminster (1645), con audio e PDF gratuito: guida completa al culto pubblico riformato

È dovere del ministro non solo insegnare al popolo a lui affidato in pubblico, ma anche in privato; e in particolare ammonirlo, esortarlo, riprenderlo e confortarlo, in tutte le occasioni opportune, nella misura in cui il suo tempo, le sue forze e la sua sicurezza personale glielo permettano.

Deve ammonirlo, in tempo di salute, a prepararsi alla morte; e, a tal fine, essi devono consultarsi spesso con il proprio ministro sullo stato delle proprie anime; e, nei tempi di malattia, desiderare il suo consiglio e aiuto, opportunamente e per tempo, prima che vengano meno le forze e l'intelletto.

I tempi di malattia e afflizione sono occasioni speciali poste nella sua mano da Dio per ministrare una parola opportuna alle anime stanche: perché allora le coscienze degli uomini sono, o dovrebbero essere, più desta a pensare al proprio stato spirituale per l'eternità; e anche Satana allora ne approfitta per caricarle maggiormente di tentazioni dolorose e pesanti: perciò il ministro, essendo mandato e recatosi presso il malato, deve applicarsi, con ogni tenerezza e amore, ad amministrare qualche bene spirituale alla sua anima, a questo scopo.

A partire dalla considerazione della presente malattia, può istruirlo dalle Scritture, che le malattie non vengono per caso, o solo per intemperanze del corpo, ma per la saggia e ordinata direzione della buona mano di Dio su ogni persona particolare da esse colpita. E che, sia che gli venga imposta per dispiacere del peccato, per la sua correzione ed emenda, sia per provare ed esercitare le sue grazie, sia per altri fini speciali ed eccellenti, tutte le sue sofferenze si volgeranno a suo beneficio, e coopereranno al suo bene, se si sforza sinceramente di fare un uso santificato della visitazione di Dio, senza disprezzare il suo castigo, né stancarsi della sua correzione.

Se sospetta che sia ignorante, lo esaminerà nei principi della religione, specialmente riguardo al pentimento e alla fede; e, secondo quanto ritenga opportuno, lo istruirà sulla natura, l'uso, l'eccellenza e la necessità di quelle grazie, come pure su ciò che riguarda il patto di grazia e Cristo, il Figlio di Dio, il Mediatore dello stesso, e su ciò che concerne la remissione dei peccati per la fede in lui.

Esorterà il malato a esaminare sé stesso, a cercare e verificare la propria condotta precedente e il proprio stato dinanzi a Dio.

E se il malato dichiara qualche scrupolo, dubbio o tentazione che lo assale, gli si daranno istruzioni e soluzioni per soddisfarlo e risolverlo.

Se sembra che non abbia debita consapevolezza dei propri peccati, si dovrà procurare di convincerlo dei suoi peccati, della colpa e del merito degli stessi; della sozzura e della contaminazione che l'anima contrae per essi; e della maledizione della legge, e dell'ira di Dio, dovuta ad essi; affinché ne sia veramente toccato e umiliato: e inoltre fargli conoscere il pericolo di differire il pentimento, e di trascurare la salvezza ogniqualvolta essa gli sia offerta; per risvegliare la sua coscienza, e scuoterlo da una condizione stolta e sicura, per fargli comprendere la giustizia e l'ira di Dio, dinanzi alla quale nessuno può reggere, se non colui che, perduto in sé stesso, si aggrappa a Cristo per fede.

Se si è sforzato di camminare nelle vie della santità e di servire Dio rettamente, sebbene non senza molte mancanze e debolezze; oppure se il suo spirito è spezzato dal senso del peccato, o abbattuto per la mancanza del senso del favore di Dio; allora sarà conveniente sollevarlo, presentandogli l'ampiezza e la pienezza della grazia di Dio, la sufficienza della giustizia in Cristo, le offerte di grazia nel vangelo, secondo cui tutti coloro che si pentono e credono con tutto il cuore alla misericordia di Dio per mezzo di Cristo, rinunciando alla propria giustizia, avranno vita e salvezza in lui. Può anche essere utile mostrargli che la morte non ha alcun male spirituale da temere per coloro che sono in Cristo, poiché il peccato, il pungiglione della morte, è tolto da Cristo, il quale ha liberato tutti i suoi dal timore della morte, ha trionfato sul sepolcro, ci ha dato la vittoria, è entrato egli stesso nella gloria per preparare un luogo al suo popolo: cosicché né la vita né la morte potranno separarli dall'amore di Dio in Cristo, nel quale essi sono certi, anche se ora debbono essere posti nella polvere, di ottenere una gioiosa e gloriosa risurrezione alla vita eterna.

Si può anche consigliare di guardarsi da una persuasione mal fondata sulla misericordia, o sulla bontà della propria condizione per il cielo, cosicché rinuncino a ogni merito in sé stessi, e si appoggino interamente a Dio per ottenere misericordia, negli unici meriti e mediazione di Gesù Cristo, il quale si è impegnato a non respingere mai coloro che con verità e sincerità si rivolgono a lui. Bisogna anche fare attenzione che il malato non sia abbattuto dalla disperazione, mediante una rappresentazione così severa dell'ira di Dio che gli spetta per i suoi peccati, che non venga mitigata da una ragionevole presentazione di Cristo e del suo merito come porta di speranza per ogni credente penitente.

Quando il malato sarà più tranquillo, potrà essere meno disturbato, e altri uffici necessari attorno a lui saranno meno impediti, il ministro, se lo desidera, pregherà con lui e per lui, in questo modo:

"Confessando e lamentando il peccato originale e attuale; la condizione miserabile di tutti per natura, come figli dell'ira e sotto la maledizione; riconoscendo che tutte le malattie, gli affanni, la morte e lo stesso inferno, sono i problemi ed effetti propri di essi; implorando la misericordia di Dio per il malato, mediante il sangue di Cristo; supplicando che Dio gli apra gli occhi, gli scopra i suoi peccati, gli faccia vedere che è perduto in sé stesso, gli faccia conoscere la causa per cui Dio lo colpisce, gli riveli Gesù Cristo per giustizia e vita, gli dia il suo Spirito Santo, per creare e rafforzare la fede per aggrapparsi a Cristo, per operare in lui confortanti evidenze del suo amore, per armarlo contro le tentazioni, per distogliere il suo cuore dal mondo, per santificare la sua presente visitazione, per dotarlo di pazienza e forza per sopportarla, e per dargli perseveranza nella fede fino alla fine.

Che, se Dio vuole prolungare i suoi giorni, si degni benedire e santificare tutti i mezzi per la sua guarigione; che elimini la malattia, rinnovi le sue forze e gli permetta di camminare degnamente di Dio, mediante un fedele ricordo e la diligente osservanza dei voti e delle promesse di santità e ubbidienza che gli uomini sogliono fare nei tempi di malattia, affinché possa glorificare Dio nel resto della sua vita.

E, se Dio ha determinato di porre fine ai suoi giorni con la presente visitazione, possa trovare tale evidenza del perdono di tutti i suoi peccati, del suo interesse in Cristo, e della vita eterna per Cristo, da poter far sì che il suo uomo interiore si rinnovi, mentre il suo uomo esteriore decade; affinché possa contemplare la morte senza timore, gettarsi interamente su Cristo senza esitare, desiderare di essere sciolto e di stare con Cristo, e così ricevere il fine della sua fede, la salvezza della sua anima, per i soli meriti e l'intercessione del Signore Gesù Cristo, nostro unico e tutto sufficiente Salvatore e Redentore".

Il ministro lo ammonirà anche (quando ve ne sia motivo) a mettere in ordine la propria casa ed evitare così gli inconvenienti; a occuparsi del pagamento dei propri debiti, e a restituire o soddisfare ciò che ha fatto di male; a riconciliarsi con coloro con cui è stato in disaccordo, e a perdonare pienamente a tutti gli uomini le loro offese contro di lui, così come spera il perdono dalla mano di Dio.

Infine, il ministro può cogliere l'occasione presente per esortare coloro che circondano il malato a considerare la propria mortalità, a tornare al Signore e a fare pace con lui; che in salute si preparino alla malattia, alla morte e al giudizio; e che in tutti i giorni del loro tempo stabilito attendano finché giunga il loro mutamento, affinché quando apparirà Cristo, che è la nostra vita, possano apparire con lui nella gloria.