La chiesa indipendente
La chiesa indipendente
La chiesa indipendente | Savoia e Londra a confronto con Westminster - Standards di Westminster
Westminster, Forma di Governo della Chiesa:
Non vi è che una sola Chiesa universale e visibile, quella presentata nel Nuovo Testamento.
Il ministero, gli oracoli e le ordinanze del Nuovo Testamento sono stati dati da Gesù Cristo alla Chiesa universale visibile […].
Il Nuovo Testamento presenta pure comunità visibili particolari, membra della Chiesa universale. […]
La Scrittura indica come sotto il governo di un solo presbiterio vi possano essere molte comunità particolari.
Savoia, piattaforma di governo:
IV. A ciascuna di queste chiese così radunate […] egli [Cristo] ha dato tutto il potere e l'autorità che sono in qualche modo necessari
per portare avanti l'ordine nel culto e nella disciplina che egli ha istituito […].
V. Queste chiese particolari […] sono, ciascuna di esse, la sede di quel potere […], cosicché come tali lo ricevono immediatamente da lui.
VI. Oltre a queste chiese particolari, Cristo non ha istituito alcuna chiesa più estesa o cattolica
alla quale sia affidato il potere di amministrare le sue ordinanze o di esercitare alcuna autorità nel suo nome.
Il principio. Le differenze che si sono viste negli articoli precedenti, salvo quelle del patto e del battesimo, escono da una sola idea, e Savoia la formula con tutta chiarezza nell'articolo sesto della sua piattaforma.
Per Westminster vi è una chiesa visibile, universale, alla quale Cristo ha dato il ministero e le ordinanze, e le congregazioni ne sono membra;
perciò possono e devono governarsi insieme. Per Savoia la chiesa universale visibile esiste, ma non ha ricevuto nulla: né ordinanze, né ufficiali, né autorità.
Tutto il potere che Cristo ha lasciato sulla terra sta in ciascuna congregazione, che lo riceve «immediatamente da lui», e fuori di essa non vi è alcuna chiesa con autorità.
Londra copia l'articolo quarto e, con esso, il principio.
Di qui consegue il resto. Se ogni congregazione è una chiesa completa, non può esservi sopra di essa un sinodo con giurisdizione, e i capitoli XXX e XXXI della Confessione sono di troppo.
Se nella chiesa si entra per il consenso di coloro che si radunano, la chiesa si compone di coloro che possono consentire, e dei figli dei credenti non si sa più che cosa dire.
E se la congregazione riceve il suo potere senza mediazione, il ministro lo è di quella congregazione e per sua elezione, non della chiesa.
Da dove viene. L'idea è anteriore a Savoia, e ha due storie che conviene non confondere.
La prima è continentale. Gli anabattisti svizzeri avevano già confessato nel 1527, negli articoli di Schleitheim, una chiesa formata soltanto da coloro che sono stati battezzati dopo aver professato la fede,
separata dal mondo, che esercita la disciplina dentro la congregazione ed elegge il proprio pastore.
La seconda è inglese. Robert Browne formò a Norwich, verso il 1581, la prima congregazione separata dalla Chiesa d'Inghilterra su questi princìpi, e l'anno seguente li pubblicò dall'Olanda in due libri;
uno di essi porta nel titolo il suo programma: riformare «senza attendere nessuno», vale a dire senza il magistrato. Da lui, e dai separatisti che lo seguirono, viene l'indipendentismo inglese.
Passò nella Nuova Inghilterra, le cui chiese fissarono il loro governo nella Piattaforma di Cambridge del 1648, e di là tornò in Inghilterra: gli uomini di Savoia l'ebbero sotto gli occhi.
Quale rapporto vi è tra le due storie? Un uomo dell'Assemblea di Westminster lo aveva chiaro. Robert Baillie, commissario scozzese, intitolò così un libro nel 1647:
«L'anabattismo, vera fonte dell'indipendentismo, del brownismo, dell'antinomismo e del familismo».
Vi sosteneva che i brownisti erano figli teologici degli anabattisti, e che nel farsi anabattisti non facevano che tornare alla loro origine.
Gli storici continuano a discutere quanto Browne dovesse agli anabattisti olandesi di Norwich, che vi formavano una colonia molto numerosa:
gli uni danno l'influenza per sicura, e altri ricordano che Browne mantenne il battesimo dei bambini e non insegnò mai a ribattezzare, e derivano l'indipendentismo dal puritanesimo inglese.
Ciò che non si discute è che il principio è il medesimo, che gli anabattisti lo confessarono mezzo secolo prima,
e che i presbiteriani dell'epoca lo videro come una cosa sola.
Ciò che gli indipendenti non volevano. Bisogna dire, per essere giusti, che né Savoia né Londra volevano chiese isolate. Entrambe comandano che le chiese mantengano comunione tra loro, che preghino le une per le altre e che, in caso di difficoltà, si riuniscano per mezzo di messaggeri per consigliarsi. Savoia dedica parecchi articoli alla comunione tra chiese «sebbene non camminino in ogni cosa secondo le medesime regole di ordine ecclesiastico». E gli uomini che firmarono quei testi avevano una confessione di fede comune, lunga e precisa, che è quasi quella di Westminster. L'indipendentismo del XVII secolo è una dottrina del governo della chiesa, non un rifiuto delle confessioni né della chiesa universale.
Dove condusse. Ma un principio non resta dove lo lasciano coloro che lo formulano. Se nessuna chiesa ha autorità su un'altra, il consiglio dei messaggeri obbliga soltanto chi voglia ascoltarlo;
e se la congregazione riceve tutto immediatamente da Cristo, non la obbliga nemmeno la confessione di fede delle altre.
Restava un solo freno, che era la convinzione comune, e bastava che questa venisse meno perché ogni disaccordo finisse in una chiesa nuova.
Dove ciò si vide fu in America. Tra il 1790 e il 1840, nei risvegli che gli storici chiamano il Secondo Grande Risveglio, le chiese che più crebbero sulla frontiera furono quelle battiste e quelle metodiste,
e da quegli anni uscirono inoltre movimenti interamente nuovi, come l'avventismo e il restaurazionismo.
Quest'ultimo è il caso più chiaro. Nel 1804, nel Kentucky, un gruppo di ministri che venivano dal presbiterianesimo sciolse il proprio presbiterio con un documento che respingeva l'uso «divisivo» della Confessione di Westminster,
difendeva il governo di ciascuna congregazione da se stessa e non voleva altro nome che quello di «cristiani». Il suo motto sarebbe divenuto: nessun credo se non Cristo, nessun libro se non la Bibbia.
Ciò che l'indipendentismo aveva fatto con i sinodi, il restaurazionismo lo fece con le confessioni.
Di quegli anni, e di ciò che fecero del presbiterianesimo, tratta un articolo della sezione delle revisioni.
Non sarebbe esatto addebitare tutto a questo conto. I metodisti, che crebbero quanto i battisti, non erano indipendenti; i presbiteriani si divisero più volte pur avendo sinodi;
e pesarono anche la scomparsa delle chiese ufficiali, la frontiera e lo spirito democratico della nuova repubblica.
Ma tra le cause della frammentazione del protestantesimo, che è oggi il suo tratto più visibile, questa è delle maggiori: dove ogni congregazione è sovrana, dividersi non costa nulla.
Che cosa mostra. Che la questione di fondo tra Westminster e le sue due figlie non è il battesimo, e nemmeno i sinodi, ma che cosa sia la chiesa visibile:
un corpo al quale Cristo ha dato ministero e governo, o la somma delle congregazioni che lo hanno ricevuto ciascuna separatamente.
L'Assemblea aveva risposto con l'esempio della chiesa di Gerusalemme, che era formata da più di una congregazione sotto un solo governo,
e con Atti 15:2,4,6, dove un'assemblea di apostoli e anziani decide una questione che non era di una sola chiesa.
E mostra un'altra cosa, che si collega alla sezione delle revisioni. Il testo con cui i presbiteriani americani sostituirono nel 1788 il paragrafo sul magistrato
parla dei «membri volontari di qualsiasi denominazione di cristiani». È il linguaggio di Savoia, non quello di Westminster: la chiesa come associazione di coloro che consentono.
I presbiteriani conservarono i loro sinodi, ma avevano già accettato l'idea di chiesa che li rendeva non necessari.
Fonti. La piattaforma di Savoia, secondo il confronto in tabella citato nell'introduzione; la Forma di Governo della Chiesa, di questo sito; gli articoli di Schleitheim (1527), le opere di Robert Browne (1582) e la Piattaforma di Cambridge (1648), dai loro testi e titoli; per il restaurazionismo, il «Testamento» del presbiterio di Springfield (1804).