Le censure e i sinodi
Le censure e i sinodi
Le censure e i sinodi | Savoia e Londra a confronto con Westminster - Standards di Westminster
Westminster, capitolo XXX:
I. Il Signore Gesù, come re e capo della sua chiesa, ha in essa istituito un governo, nelle mani di ufficiali ecclesiastici, distinto dal magistrato civile.
Savoia, piattaforma di governo:
XXVI. In casi di difficoltà o di divergenze […] è conforme alla mente di Cristo che molte chiese che mantengono comunione tra loro si riuniscano,
per mezzo dei loro messaggeri, in un sinodo o concilio, per considerare la questione e dare il loro consiglio […].
Tuttavia, a questi sinodi così riuniti non è affidato alcun potere ecclesiastico propriamente detto, né alcuna giurisdizione sulle chiese stesse,
per esercitare censure su chiese o persone, né per imporre le loro determinazioni alle chiese o agli ufficiali.
XXVII. Oltre a questi sinodi o concili occasionali, Cristo non ha istituito sinodi permanenti in una combinazione fissa di chiese […];
né vi sono sinodi stabiliti da Cristo in subordinazione gli uni agli altri.
Che cosa cambia. Sono gli unici due capitoli di Westminster che Savoia e Londra sopprimono per intero: il XXX, sulle censure ecclesiastiche, e il XXXI, sui sinodi e concili.
Non è una dimenticanza né un'abbreviazione. Ciò che quei capitoli affermavano è negato, articolo per articolo, nella piattaforma di Savoia e nel capitolo di Londra sulla chiesa.
Westminster diceva che spetta ai sinodi «determinare ministerialmente le controversie di fede», «stabilire regole» e «ricevere reclami», e che i loro decreti, se conformi alla Parola,
devono essere ricevuti «con riverenza e sottomissione». Savoia risponde che un sinodo può soltanto dare consiglio, e che non vi sono sinodi permanenti né subordinati gli uni agli altri.
Londra dice lo stesso ed evita perfino la parola: non parla più di «sinodo o concilio», ma di chiese che «si riuniscono per mezzo dei loro messaggeri».
Quanto alle censure, non scompaiono: passano alla congregazione. La piattaforma di Savoia dichiara che il potere di censurare risiede in ciascuna chiesa particolare
e raggiunge soltanto i suoi propri membri, e che Cristo non ha dato ad alcun sinodo il potere di scomunicare.
Perché. Savoia lo spiega nella sua prefazione, e la spiegazione ha due parti.
La prima è un precedente: il Parlamento inglese aveva già lasciato fuori quei due capitoli nell'approvare la Confessione nel 1648, e quel testo del Parlamento è quello che Savoia segue.
La seconda è un principio: non conviene porre in una confessione di fede questioni di disciplina e di governo che sono «in disputa tra uomini ortodossi e sani nella fede»,
perché nulla accende di più i dissensi tra fratelli che il fare delle loro differenze un articolo di fede. Perciò ciò che riguarda l'ordine della chiesa lo pongono a parte, nella piattaforma.
Le ragioni del Parlamento e quelle degli indipendenti non erano, tuttavia, le stesse.
Il Parlamento non voleva una chiesa con tribunali propri che non dipendessero da esso; gli indipendenti non volevano tribunali al di sopra della congregazione.
Che cosa mostra. Che i due capitoli più discussi della Confessione lo furono dal primo giorno e da entrambi i lati.
Il Parlamento li respinse perché davano troppo alla chiesa di fronte allo Stato; gli indipendenti, perché davano troppo alla chiesa riunita di fronte alla congregazione.
L'argomento di Savoia, che ciò che è disputato tra ortodossi non deve essere articolo di fede, è serio; ma prova troppo, perché la sua stessa piattaforma decide quelle medesime dispute, solo che in senso contrario e in un altro documento.
L'Assemblea li aveva fondati su Atti 15:2,4,6 e Atti 15:27-31:
a Gerusalemme, un'assemblea di apostoli e anziani risolse una controversia e inviò i suoi «decreti» alle chiese, che li ricevettero.
Savoia legge lo stesso passo e vede un consiglio; Westminster vede un tribunale.
Vi è anche qui un'ironia che conviene annotare. Nella sezione delle revisioni si è visto che i presbiteriani americani conservarono il capitolo sui sinodi
e ne tolsero il magistrato. Savoia aveva fatto il contrario: conservò il magistrato, benché limitato, e tolse i sinodi.
Nessuno dei due si tenne la Confessione intera.
Ciò che sta dietro la soppressione non è una questione di procedura, ma un'idea della chiesa. Di essa tratta l'ultimo articolo.